#500schiavi per il decreto disvalore subcultura

Alfine uscirono bandi e regolamenti. L’infausta scelta di creare 500 finti posti di lavoro si è rivelata poco altro (o niente altro a dirla tutta) che una grande farsa, data in pasto ai benpensanti che ancora credono che la cultura sia una questione di colore politico. Il decreto sulla cultura, al capitolo che riguarda 500 “giovani”, è il disvalore subcultura fatto giurisprudenza: il Ministero stabilisce che per poter accedere a questi bandi bisogna avere ottime qualifiche (tra cui una certificazione B2 di lingua inglese, non proprio comune), e certifica che queste alte qualifiche possono essere pagate meno di una pizza e di una birra in un locale che non sia una bettola. Il Ministero ci dice che gli archeologi laureati, qualificati, certificati, possono essere pagati €5000 lordi senza corresponsione dei buoni pasto: qualcuno ha notato che questa cifra è la massima prima di entrare nei contratti di lavoro (con relativi contributi), pensate se a proporla fosse stata la mia azienda… La lotta alla povertà estrema prevede almeno €700 al mese, qui se ne danno appena €416 che, ripeto, sono lordi e dai quali bisogna far uscire il pranzo giornaliero. Mettiamo pure un panino e una bottiglietta d’acqua al supermercato e sono €2, alla fine si fa fatica ad arrivare a guadagnare €300 al mese per fare questo tirocinio. Ma il problema non è solo il fattore economico, i problemi sono altri, quelli già sollevati:

  • il Ministero, invece di investire nella formazione universitaria, sceglie di porsi come attore formativo in alter ego al MiUR, un controsenso in se stesso
  • il Ministero chiama tirocinio o stage quella che in realtà è una incamerata di commessi, messi lì a fare digitalizzazione senza alcun progetto di studio serio e sensato, ma così, tanto per fare… così, tanto per togliere lavoro ai professionisti del settore
  • il Ministero affida questi tirocinanti alle Istituzioni che presumibilmente saranno individuate a tal proposito, ma quale istituzione italiana è così ferrata da poter garantire un percorso di formazione vero in questo settore dell’ICT applicato?

Il decreto e il relativo bando è sbagliato nella forma, nel metodo e nella sostanza. Fantozzi l’avrebbe detto meglio (se fosse stato un decreto corazzata). Non che io fin dall’inizio la pensassi diversamente, ma se i soldi non ci sono, perché fare elemosina? Allora fanno bene le aziende edili che ci vogliono pagare €7 l’ora, è molto ma molto di più che i €2 l’ora di questi stage. Il Ministero ci leva perfino le armi, oltre che la voglia, per far riconoscere la nostra professione. Allora, 2,5 milioni di euro potevano essere spese in altro modo, ad esempio:

  • 250 posti a €10.000 lordi, una vergogna ma almeno in grado di garantire un posto di lavoro subordinato degno di questo nome
  • 100 assegni da ricercatore (ognuno come noto da €25.000), con progetti specifici approvati dal Ministero su azioni di digitalizzazione del patrimonio
  • o in alternativa 100 progetti di digitalizzazione da far fare alle aziende specializzate con obbligo di assunzione di 100 giovani qualificati con contratto di lavoro di 12 mesi e relativa prospettiva di assunzione
  • assumere 25 persone con riguardo specifico a colmare l’arretratezza italiana nel campo delle tecnologie culturali, dando così un segnale anche rispetto alla ormai cronica carenza di personale nel quale versa il settore culturale amministrativo

La terza, non perché mi interessi direttamente, mi pare la via preferibile, se si vuole muovere il mercato del lavoro e fare progetti che siano tali, anche senza la P maiuscola. Così si buttano delle monetine a dei poveri disperati, che magari saranno perfino costretti a dire grazie. Oppure penseranno che è il solito sistema italico per far entrare un po’ di gente che poi, almeno in parte, finirà per essere regolarizzata con qualche concorsino interno. E tanti saluti, ancora una volta

Salvo Barrano ha detto È TEMPO DI LOTTA. Ma se sono più di vent’anni che non riusciamo a far firmare la Convenzione di Malta, se l’ultima modifica al regolamento dei professionisti s’è fatta beffa di quanto detto nei precedenti incontri con le associazioni, di fronte a tutto questo gli archeologi li prendono i forconi in mano e vanno a bloccare il GRA di Roma? Non dico di paralizzare il Lazio come loro fecero in Sicilia, ma almeno il GRA si può fare per dare un segnale forte? Se non il GRA, almeno la tangenziale come qualche volta in passato fecero gli studenti? Quando avverrà, quando chi si definisce archeologo si unirà ad un altro che si definisce archeologo (perché qui è guerra aperta tra poveri sia ben chiaro), allora forse le cose cambieranno. Secondo me, finirà soltanto che CIA prenderemo nell’ANA.

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